Errore in medicina e responsabilita del medico

“Errore in medicina e responsabilità del medico”

dell’avv. prof. Pasquale Mautone

 

Parlare di "Errore in medicina e responsabilità del medico" produce contrastanti sensazioni per i reali interessi in gioco: la vita, la salute, la dignità, il dolore, la professionalità, i budgets delle aziende sanitarie, gli eventi avversi, il rapporto assicurativo, il denaro del pianto, la responsabilità del medico.

Anche altro.

Ma sopra ogni cosa le vicende delle dramatis personae!

Un sentito ringraziamento va al Presidente del Codacons Carlo Rienzi  che quando mi ha proposto di curare una rubrica mensile su www.articolo32.net ha suscitato in me l’entusiasmo di uno studente al primo anno di Giurisprudenza.

Il titolo che si è inteso dare “Errore in medicina e responsabilità del medico” è assai significativo; in tale ambito, il contributo del giurista è quello di fornire a tutti gli operatori un punto di riferimento sulle delicate questioni che riguardano la sanità e l’omnicomprensivo diritto alla salute.

La vera e propria esplosione del tema della responsabilità del sanitario non è, ovviamente, il frutto di un improvviso ed imprevedibile risveglio dei giudici o degli avvocati - dopo anni in cui tale attività era rimasta, sostanzialmente, e con un vasto consenso sociale, fuori dal controllo esercitato nelle aule di giustizia - ma la conseguenza dei profondi mutamenti intervenuti nella società italiana a partire dagli anni '70. Mutamenti che hanno riguardato sia l’accresciuta consapevolezza, da parte dei cittadini, del diritto alla salute ed all'integrità fisica, costituzionalmente tutelato, sia la diversa percezione del ruolo del medico, ormai del tutto privato di quel rispetto quasi sacrale che, in un passato lasciato alle spalle, aveva circondato la sua funzione, con un consenso sociale indiscusso, quasi acritico.

I medici appaiono, quindi, oggetto di un'attenzione crescente da parte degli operatori di giustizia.

La Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 1948 definisce la salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia, mentre l’articolo 32 della Costituzione Italiana definisce la salute come diritto fondamentale del cittadino, sia come individuo che come collettività, in un sistema in cui la Repubblica deve garantire cure gratuite agli indigenti.

Dalla lettura della Costituzione si evince che lo Stato - Repubblica si rende attivamente promotore del diritto alla salute, al punto tale di garantire ai cittadini privi dell’indispensabile per vivere cure sanitarie gratuite.

Questa “sensibilità” dello Stato nei confronti del diritto e della tutela della “salute”, nasce e deriva dall’esigenza di assicurare totalmente il benessere e la prosperità della popolazione, elementi che caratterizzano il cd. Welfare State, rappresentato dalla confluenza di tre elementi fondamentali, quali: stato sociale - stato assistenziale/sanitario - stato previdenziale.

Lo stato assistenziale/sanitario si esplica nell’assistenza sanitaria, fattore che dovrebbe condurre a una migliore salute e qualità della vita della popolazione, cosi come anche evidenziato dalla Carta di Lubiana - 1996, Regione Europea dell’OMS.

Nell’assistenza sanitaria esplica un ruolo fondamentale il medico, in quanto è il soggetto a cui il cittadino si rivolge, nel momento in cui percepisce il bisogno e la necessità di salute, essendo l’unico soggetto che in maniera totalizzante può garantire al cittadino - individuo - collettività, il soddisfacimento e la risoluzione del “bisogno - necessità” di salute.

Difatti, in uno Stato in cui l’obiettivo è quello di garantire il progresso spirituale, sociale, fisico, mentale della società, il diritto alla salute e il suo potenziamento si pone alla base dello sviluppo sociale e, accanto ad esso, oggi, più che mai, il ruolo del medico svolge una posizione importante nel bilanciamento degli interessi dell’individuo meritevoli di tutela.

Accanto a questo l’attenzione all’efficacia, all’appropriatezza clinica ed organizzativa dell’assistenza è diventata parte integrante dell’attività istituzionale; in questo senso il governo clinico traduce operativamente “l’obbligo alla qualità”, imposto ai servizi ed alle organizzazioni sanitarie, in aggiunta agli altri requisiti strutturali ed organizzativi propri dell’accreditamento.

Il tema del rischio clinico si pone come problematica di rilevanza nazionale che interessa vari settori dell’assistenza sanitaria e si colloca nel tema più generale della qualità e della valutazione dell’outcome. Si tratta di un interesse legato al rispetto del principio dell’agire del medico “primum non nocere” e alla strategia di centralità del benessere del cittadino, fondamento costituente del sistema sanitario nazionale compendiato dall’interesse economico finanziario, legato a sua volta a due valori critici:

  • il contenimento del contenzioso che anche nel nostro Paese si va imponendo progressivamente, rispetto agli appesantimenti amministrativi che giustificano l’esistenza di una vera e propria nuova disciplina medica, la medicina difensiva;
  • la gestione documentata e negoziata del valore attribuito ai premi assicurativi che le aziende sanitarie e ospedaliere del Paese sono chiamate ad onorare.

La tematica del rischio clinico è strettamente connessa a quella della crescente quantità numerica del contenzioso in materia di responsabilità medica e, in questo scenario, paventare il collasso del sistema assicurativo ed il ricorso, da parte dei medici, a massicce pratiche di medicina difensiva è tutt’altro che una previsione catastrofica. È ormai considerazione comune a tutti gli operatori del sistema la situazione di emergenza in cui da tempo versa il rapporto tra aziende sanitarie ed assicurazioni.

Appare evidente, in sostanza, come il problema della tutela assicurativa delle aziende sanitarie e dei professionisti, che in esse operano, debba essere orientato dai principi del Risk Management.

Il contributo del giurista può essere quello di fornire il quadro dell’attuale contesto normativo e procedurale in cui attualmente si muove il sistema al fine di fornire uno spread di soluzioni tecnicamente corrette e percorribili che, poggiando logicamente sul continuo miglioramento delle pratiche di gestione del rischio, conducano all’adozione da parte delle aziende delle migliori formule contrattuali di copertura assicurativa.

Tuttavia negli anni il rapporto tra medico e paziente ha subito un cambiamento e un’evoluzione, a seguito del progresso scientifico e tecnico dell’attività sanitaria, del moltiplicarsi delle specializzazioni nei diversi settori della medicina, dallo svilupparsi delle problematiche affliggenti il ramo sanitario, sempre più colpito dai “tagli” di gestione.

Tale cambiamento ha creato ripercussioni non solo dal punto di vista sociale, ma anche dal punto di vista giuridico, nel quale negli anni si sono divulgati e alternati diversi orientamenti interpretativi che hanno portato a soluzioni diverse e sempre più contrastanti.

In un sistema in cui, in un sistema in cui il ruolo del Consulente Tecnico d’Ufficio diventa sempre più rilevante ai fini della decisione, in un ordinamento in cui il concetto di “responsabilità medica” è sempre di più schiacciato dal sistema e dal legislatore, in uno Stato in cui l’assistenza sanitaria è sempre più colpita dalla crisi e dai tagli economici, in un mondo in cui il “diritto alla salute” è sempre meno tutelato e garantito, i giudici di merito dovrebbero cercare soluzioni più equilibrate tra la situazione giuridica del paziente e il rispetto della attività del professionista, con l'obiettivo di realizzare un principio di eguaglianza (o forse egualitarismo) che, secondo il Modello Beveridgiano (di sicurezza sociale) caratterizzato dal finanziamento a carico dello Stato che consenta a tutti gli individui la liberazione dallo stato di bisogno, resta un ideale da raggiungere.

avv. prof. Pasquale Mautone

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