Entro le linee guida non scatta la punibilità per la colpa lieve

a cura di Ter.Mil.Cons. in collaborazione con il prof. Avv. Pasquale Mautone con il patrocinio del Codacons e dell'Associazione Articolo 32

 

Gentile Medico,

avrà letto, o comunque sentito dai media, che la Suprema Corte di Cassazione ha deciso nuovamente in tema di responsabilità medica. Questa volta, la VI sez. penale, ha tracciato, con una certa decisione, i "confini" della responsbilità medica fino, addirittura, a non prendere (più) in cosiderazione la c.d. colpa lieve. Che ne sarà dell'istituto che fino ad oggi è stato al centro di numerosissime controversie? Ce lo spiega, nel suo consueto approfondimento, l'avv. Mautone (tutte le pubblicazioni sono consultabili sul sito www.articolo32.com proprio nella sezione "Approfondimenti").

 

 

Responsabilità medica: entro le linee guidanon scatta la punibilità per la colpa lieve.

Corte di Cassazione - IV Sezione Penale - Sentenza n. 16237/2013

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16237 del 9 aprile 2013, fornisce importanti chiarimenti in materia di colpa medica, anche alla luce della recente disposizione introdotta dall'articolo 3 della Legge n. 189/2012, con la quale è stata operata una parziale abolizione della fattispecie di omicidio colposo, con l'esclusione della colpa lieve nel caso in cui il sanitario si attenga alle linee guida e alle buone pratiche terapeutiche.

Secondo la Suprema Corte “alla stregua della nuova legge, le linee guida accreditate operano come direttiva scientifica per l'esercente le professioni sanitarie”; così, l'osservanza di queste linee guida costituisce uno scudo protettivo contro istanze punitive che non trovino la loro giustificazione nella necessità di sanzionare penalmente errori gravi commessi nel processo di adeguamento del sapere codificato alle peculiarità contingenti.

Questa disciplina - precisa la Corte - “trova il suo terreno di elezione nell'ambito dell'imperizia”. In ogni caso, la colpa avrà connotati di gravità solo qualora l'erronea conformazione all'approccio terapeutico risulti “marcatamente distante dalle necessità di adeguamento alle peculiarità della malattia, al suo sviluppo, alle condizioni del paziente”.

Infatti, la Suprema Corte (sentenza 16237/2013) ha ritenuto che l’articolo 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189 abbia determinato la parziale abrogazione delle fattispecie colpose commesse dagli esercenti le professioni sanitarie (nella fattispecie, dell’articolo 589 del codice penale, ma il principio riguarda anche l’articolo 590 cp), poiché ha escluso la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve, che si collochino all’interno dell’area segnata da linee guida o da pratiche mediche virtuose, purché esse siano accreditate dalla comunità scientifica.

Nel caso di specie, l'imputazione atteneva all'esecuzione, in una clinica privata, di un intervento di ernia discale recidivante, nel corso del quale erano state lese la vena e l'arteria iliaca; l’imputato, esecutore dell'atto chirurgico, aveva disposto il ricovero della paziente presso un nosocomio attrezzato per un urgente intervento vascolare riparatorio, ma senza esito giacché, nonostante la tempestiva operazione in laparotomia, la paziente era deceduta.

In primo grado, era stata affermata la responsabilità del medico in relazione alla condotta commissiva afferente all'erronea esecuzione dell'intervento di ernia discale, essendosi ritenuto che era stata violata la regola precauzionale, enunciata in letteratura medica, di non agire in profondità superiore a , e di non procedere ad una pulizia radicale del disco erniario, per evitare la complicanza connessa alla lesione dei vasi che corrono nella zona dell'intervento.

La valutazione era stata condivisa dalla Corte d'appello.

Nel ricorso per Cassazione, l’imputato aveva dedotto che, per effetto dell'articolo 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189, sarebbe stata operata una parziale abolizione della fattispecie di omicidio colposo, essendo stata esclusa la rilevanza della colpa lieve nel caso in cui il sanitario si sia attenuto alle linee guida ed alle buone pratiche terapeutiche; il caso oggetto del processo era riconducibile alla nuova disciplina, richiedendo di stabilire se esista una buona pratica chirurgica che imponga di non introdurre l'ago a non più di e se, con riguardo alle accreditate linee guida, fosse ravvisabile nella condotta dell’imputato colpa non lieve.

L’articolo 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189 dispone che "L’esercente le professioni sanitarie che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo" (per un approfondimento sul tema vedansi: Decreto Balduzzi: novità in tema di responsabilità professionale in Articolo 32 - Pubblicazione n. 3).

La disposizione prevede due innovazioni di grande rilievo: 1) la valorizzazione, in tema di colpa nell’esercizio dell’attività medico-chirurgica, delle linee guida e delle pratiche terapeutiche virtuose corroborate dal sapere scientifico; 2) la distinzione, nell’ambito dell’elemento psicologico del reato, tra "colpa lieve" e "colpa grave".

Per individuare la ratio della modifica normativa de qua, la Cassazione ha preliminarmente ricordato i pericoli nei quali può incorrere il giudice "consumatore e non produttore di leggi scientifiche e di prescrizioni cautelari", nel valutare le informazioni scientifiche acquisite al processo, osservando che "il legislatore ha evidentemente colto l'importanza del sapere scientifico e tecnologico consolidatosi in forma agevolmente disponibile in ambito direttive codificate", e concludendo che "il giudizio sull'imputazione soggettiva, nella responsabilità medica, non dà corpo alla colpa specifica in senso proprio, ma le istanze di determinatezza cui si è fatto cenno sopra possono essere soddisfatte attraverso lo strumento diffuso del sapere scientifico, anche nelle sue forme codificate costituite, tra l'altro, dalle linee guida. Il giudice, tuttavia, nei casi dubbi, dovrà prestare particolare attenzione all'accreditamento scientifico delle regole di comportamento che hanno guidato l'azione del terapeuta".

Sulla scia di precedenti orientamenti giurisprudenziali, è stato ribadito che "le linee guida non costituiscono uno strumento di precostituita, ontologica affidabilità".

Si è, in proposito, evidenziato che la valutazione del grado di affidabilità delle linee guida ripropone il problema generale dell’utilizzazione delle regole scientifiche nel processo penale, ed imporrebbe l’accertamento: 1) delle caratteristiche del soggetto o della comunità che ha prodotto le linee guida, la sua veste istituzionale, il grado di indipendenza da interessi economici condizionanti; 2) del metodo dal quale esse sono scaturite, nonché dell'ampiezza e la qualità del consenso che si è formato attorno alle specifiche direttive.

La decisione oggetto del presente commento si è anche preoccupata di “sciogliere” una apparente contraddizione che potrebbe essere rilevata nella nuova disciplina: il riferimento è all’evenienza di un medico che abbia rispettato le linee guida e, ciononostante, sia ugualmente ritenuto in colpa. Si è, in proposito, evidenziato che le linee guida "non indicano una analitica, automatica successione di adempimenti, ma propongono solo direttive generali, istruzioni di massima, orientamenti. Esse, dunque, vanno in concreto applicate senza automatismi, ma rapportandole alle peculiari specificità di ciascun caso clinico. Potrà ben accadere, dunque, che il professionista debba modellare le direttive, adattandole alle contingenze che momento per momento gli si prospettano nel corso dello sviluppo della patologia e che, in alcuni casi, si trovi a dovervi addirittura derogare radicalmente. Il legislatore ha evidentemente tenuto conto di tale situazione, disciplinando l'evenienza di un terapeuta rispettoso delle "istruzioni per l'uso" e tuttavia in colpa".

Da ultimo, le linee guida potrebbero indicare, in relazione ad una patologia, una determina strategia terapeutica, ma le peculiarità del caso concreto potrebbero suggerire di discostarsene, ad esempio per la presenza di patologie concomitanti, che introducano ulteriori fattori di rischio non considerati dalle prassi terapeutiche ordinarie; in proposito, si è affermato che "nella logica della novella il professionista che inquadri correttamente il caso nelle sue linee generali con riguardo ad una patologia e che, tuttavia, non persegua correttamente l'adeguamento delle direttive allo specifico contesto, o non scorga la necessità di disattendere del tutto le istruzioni usuali per perseguire una diversa strategia che governi efficacemente i rischi connessi al quadro d'insieme, sarà censurabile, in ambito penale, solo quando l'acritica applicazione della strategia ordinaria riveli un errore non lieve"; tuttavia, l’indagine sulla correttezza della condotta del medico potrà esulare dall'ambito segnato da accreditate direttive scientifiche "quando tali direttive manchino o quando la questione di cui si discute nel processo concerna comunque un aspetto del trattamento che esuli dal tema dell'aderenza alle ridette linee guida".

avv. prof. Pasquale Mautone

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