Sul sistema della responsabilità civile da malpractice medica.

Tribunale di Milano - I sezione Civile 

Giudice: dott. P. Gattari

Sentenza del 17 luglio 2014

 

Oggetto: responsabilità professionale del medico - applicazione della legge Balduzzi.

La sentenza del Tribunale di Milano, I sezione civile, del 17 luglio 2014, affronta un tema di rilevante interesse giuridico ma, soprattutto, di grande risonanza sociale.

In particolare, la sentenza de qua affronta la problematica della natura giuridica del rapporto sostanziale / processuale intercorrente tra il paziente / attore e il medico / convenuto, nonché il rapporto tra paziente / attore e la struttura sanitaria / convenuto.

La amara vicenda che ha caratterizzato la decisione del Tribunale meneghino riguarda un caso di paralisi alle corde vocali, ove un paziente ha intentato il giudizio contro la Struttura Sanitaria (Policlinico di Milano) e contro il suo medico (dipendente e/o collaboratore della Struttura Sanitaria).

Occorre evidenziare che l’emanazione del Decreto Legge n. 158 del 13 settembre 2012 “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutele della salute”, pubblicato in pari data sulla Gazzetta Ufficiale n. 214, successivamente convertito, con modificazione, nella legge n. 189 dell’8 novembre 2012, cd. “Legge Balduzzi”, ha apportato rilevanti modifiche in tema di responsabilità professionale medica, modifiche che hanno suscitato non poche critiche, nonché diversi modelli ed orientamenti interpretativi, dottrinari e giurisprudenziali.

Il punto nevralgico della modifica in tema di responsabilità professionale medica è decisamente l’articolo 3 della legge di conversione, precisamente il primo comma dell’articolo de quo, che espressamente prevede: “l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 del c. c. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta al primo periodo”.

Dal tenore letterale della norma si evince un cambiamento decisivo di “rotta” rispetto all’orientamento giurisprudenziale consolidato da decenni, ove la responsabilità professionale del medico era sempre stata ravvisata ed inquadrata come” contrattuale”.

In particolare, con il riferimento esplicito all’art. 2043 c. c. la natura giuridica del rapporto intercorrente tra paziente e medico diviene di natura extracontrattuale, con conseguenze rilevanti dal punto di vista della responsabilità professionale, dell’onere probatorio e della prescrizione.

Mentre inizialmente si è ritenuto che l’introduzione dell’art. 2043 c. c. della legge de qua fosse frutto di un “mero errore” da parte del legislatore, precisamente si è parlato di un “lapsus”, la sentenza del Tribunale di Milano ribalta tale orientamento, confermando, invece, nella pratica il contenuto e il corretto tenore legislativo. 

Precisamente, il giudice di merito del Tribunale di Milano ha ritenuto che il tenore letterale dell’art. 3, I comma, della “legge Balduzzi”, nonché l’intenzione del legislatore, conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura ospedaliera) venga ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c. c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare). 

Tuttavia, l’alleggerimento della responsabilità civile del medico “ospedaliero”, che deriva dall’applicazione del criterio di imputazione della responsabilità risarcitoria indicato dalla legge Balduzzi (art. 2043 c. c.), non ha alcuna incidenza sulla distinta responsabilità della struttura sanitaria pubblica o privata (sia essa parte del S.S.N., o una impresa privata non convenzionata), che è (e rimane) comunque di tipo “contrattuale” ex art. 1218 c. c. (sia che si ritenga che l’obbligo di adempiere le prestazioni per la struttura sanitaria derivi dalla legge istitutiva del S.S.N., sia che si preferisca far derivare tale obbligo dalla conclusione del contratto atipico di “spedalità” o “assistenza sanitaria” con la sola accettazione del paziente presso la struttura).

Se dunque il paziente / danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il quale è venuto in “contatto” presso una struttura sanitaria, senza allegare la conclusione di un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata soltanto in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c. che l’attore ha l’onere di provare; se nel caso suddetto, oltre al medico è convenuta dall’attore anche la struttura sanitaria presso la quale l’autore materiale del fatto illecito ha operato, la disciplina delle responsabilità andrà distinta (quella ex art. 2043 c. c. per il medico e quella ex art. 1218 c. c. per la struttura), con conseguente diverso atteggiarsi dell’onere probatorio e diverso termine di prescrizione del diritto al risarcimento (5 anni responsabilità extra contrattuale; 10 anni responsabilità contrattuale); senza trascurare tuttavia che, essendo unico il “fatto dannoso” (seppur distinti i criteri di imputazione della responsabilità), qualora le domande risultino fondate nei confronti di entrambi i convenuti, essi saranno tenuti in solido al risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c. c. 

La sentenza del Tribunale di Milano appare ampiamente condivisibile (tra l’altro, oggetto di un accurato commento proprio sul Corriere della Sera del 13.10.2014 da parte di Luigi Ferrarella), soprattutto nella valutazione secondo cui se la Legge Balduzzi, sotto il profilo penalistico, ha introdotto la cd. “depenalizzazione del reato” da responsabilità professionale medica in caso di “colpa lieve”, appare, altresì, accettabile che, sotto il profilo civilistico, il legislatore abbia voluto introdurre per il medico un affievolimento della responsabilità, ove sia il paziente / danneggiato a dover provare il nesso di casualità, cd. nesso eziologico, intercorrente tra la condotta del medico e il danno subito, in un sistema in cui il contenzioso avente ad oggetto “la responsabilità professionale medica” è divenuto sempre più frequente, in un ottica in cui il legislatore abbia voluto “tutelare” non più la parte più debole del rapporto a cui rimane, comunque, sempre l’azione contrattuale decennale nei confronti della struttura ospedaliera, bensì, alleggerire, processualmente e sostanzialmente, la posizione del medico, quale parte “più esposta” da ripercussioni sociali.

 

avv. prof. Pasquale Mautone

Docente in “Diritto Sanitario” Università di Firenze

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pr. avv. Alessandra Riccardi

vice presidente UGC Napoli

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